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in_bici

Ieri ho partecipato ad una interessante (anche se interminabile, come sempre) Assemblea all’Università (nell’auletta del Collettivo). C’erano tutti, dagli “autonomi” a compagn@ di Sinistra Democratica. Ad un certo punto il discorso (ed in modo particolare alcuni interventi) hanno riguardato il Fascismo, i ROM (solo perchè interessati da recenti avvenimenti di cronaca) ed altre questioni contingenti.
Io, rispondendo ad alcune affermazioni, ho detto che l’equazione Fascismo-Società dei Consumi è una Mistificazione della Realtà, che i “fascisti” non sono i “cani da guardia del Capitalismo”. Ho portato ad esempio lo caccia alle Streghe, i Pogrom, l’equazione ebreo-usuraio (o ebreo-mangia_bambini, che poi si è trasformato in comunista-mangia_bambini - ma, come racconta mio nonno, durante la sua prigionia in Inghilterra ha scoperto che, per motivare l’Esercito anglo-americano, esisteva anche l’equazione italiano-fascista-mangia_bambini) e via discorrendo. Solo per tentare di dimostrare che l’Organizzazione economica (che sia Capitalismo o Stalinismo) non crea il Fascismo, bensì lo utilizza. Fascisti siamo potenzialmente tutti quanti (basta confrontarsi per capirlo), nel momento in cui la nostra Insicurezza sociale - le nostre Paure, la mancanza di Reddito e di Lavoro - la trasformiamo in Odio (e, sempre più spesso, in Violenza).
Poi il “Capitale organizzato”, il Potere, le Istituzioni spesso e volentieri utilizzano strumentalmente questo Odio per non affrontare realmente le questioni che riguardano le condizioni di Vita materiali ed immateriali degli Esseri umani (Lavoro, Cultura, Reddito, Dignità, Cittadinanza…).

Questa mattina ho fatto un giro con la bicicletta (è sempre estremamente liberatorio). Ho attraversato il paese. Stazione - Contrada “Cerulli” - zona (impropriamente detta) industriale. Qualche roulotte, panni stesi ad asciugare. Poi, per la strada, quattro bambin@ (dieci_anni circa). Rovistavano nella spazzatura. Ritorno nel ”centro urbano” mentre il lettore mp3 sceglie di accompagnarmi con una canzone dei 99posse ([…] rigurgito anti-Fascista […]). In questo momento non c’è nessuno che mi conosce meglio del mio lettore mp3. Passo da casa di mio nonno - ogni tanto mi piace salutarlo quando non se lo aspetta. Mentre sono seduto ad ascoltare le sue Storie passa un altro ragazzo, quindici_anni al massimo, con uno strumento musicale. Suona. Si affaccia (la porta era aperta). Chiede l’elemosina. Preferisco pensarlo come un contributo all’Esistenza di un altro Essere umano. Ritorno a casa, leggo di Costituenti della Sinistra o di “alti” dibattiti congressuali.

Penso. A Sinistra ho sentito Idee contrapposte su tutta la questione. Proposte e “soluzioni” totalmente differenti. Forse, prima di costruire l’Organizzazione, dovremmo un poco indagare ed interrogare queste dinamiche e poi trovare condivisione su quello che crediamo opportuno fare. La “risposta” della Destra è quella evidentemente della Repressione e dell’annichilimento delle differenze (di ogni tipo di diversità), ed è quella più semplice ed immediata in questa fase sociale del Paese. Viene alimentata la Paura, l’Insicurezza, costruendo il ”solito” capro espiatorio. Per le Destre esiste un solo tipo di “integrazione”, quella dove il “diverso” si adatta senza_se_e_senza_ma all’Identità di una Cultura, un Popolo, una Razza ([…] se stanno in Italia, devono fare quello che facciamo Noi italiani […]). Io penso che l’Organizzazione sociale non può assolutamente essere determinata dalla Cultura, dalla “Razza” ma deve essere il Territorio ad organizzarsi per mettere “a valore” (e non “a Profitto”) l’eterogeneità. Ma ci devono essere dei punti irrinunciabili. Uno di questi elementi dovrebbe essere l’Obbligo scolastico. Non c’è Salvezza in Dio (per quanto mi riguarda) l’unica Salvezza è quella dell’Istruzione e dell’Emancipazione culturale. Non è accettabile che, su un Territorio, bambin@ (e ragazz@) non hanno la concreta possibilità di frequentare la Scuola. Mi rendo conto che questo è solo un piccolo aspetto di una situazione molto più ampia e complessa, ma penso che chi ha responsabilità di Governo dei Territori dovrebbe cominciare a porsi il problema non in termini di “integrazione” ma di Diritti-Doveri. Ed è proprio il Territorio a diventare centrale in questa Ricerca perchè, frammentata l’Organizzazione sociale determinata dalla “divisione di Classe” o dal concetto di ”Popolo”, bisogna necessariamente pensare ad altre forme possibili della Comunità.

offesa al pudore

Caro Juan (e car@ amic@ tutti, naturalmente), attento con la tua nuova juan_mobile, potresti offendere il pudore di qualcuno.

La Cassazione ha deciso che appartarsi in auto e fare l’amore - o forse anche sbaciucchiarsi, palpeggiarsi, toccarsi, pomiciare - è un reato abbastanza grave e può essere punito con un certo numero di anni di carcere (fino a tre).

da Liberazione

stampa_&_politica

Non è una novità che la carta_stampata si riferisce sempre_e_comunque a Idee politiche e che, generalmente, queste Idee politiche corrispondono a qualche particolare area di influenza. Accade così ad ogni livello, tanto quello nazionale quanto quello locale.

Ho sempre pensato (ed ho anche scritto) che Mola, a mio parere, abbia solo due “editorialisti” che riescono a leggere, abbastanza liberamente, la situazione politica molese. Uno di questi è Pino Ruggiero (di cui si sente la mancanza “su carta”) e l’altro è sicuramente Nicola Lucarelli che scrive per Città Nostra (recentemente approdato sul uebbe).
In particolare l’ultimo corsivo di Nicola Lucarelli (di cui si può leggere l’inizio) mi ha incuriosito. E’ praticamente una analisi del Voto molese, una conferma della tendenza centrista (marcatamente rivolta a Destra) della nostra Comunità. Come tutti sapevamo. Ma l’analisi va ben oltre il “fatto”. Il Direttore di Città Nostra sembra infatti criticare duramente il centro-Destra molese, auspicandone legittimamente una ri-composizione politica (su una personalità “forte”) per vincere le prossime elezioni, perchè sembrerebbe assurdo che questa tendenza di centro-Destra espressa politicamente si traduca al contrario durante elezioni amministrative. Questa collocazione del giornale molese in un campo politico definito (ma è solo una mia lettura, che potrebbe anche non corrispondere con le intenzioni di chi ha scritto l’articolo) è una scelta sicuramente importante ma che apre delle contraddizioni su chi contribuisce al mensile che, evidentemente, non può non risentire politicamente della linea editoriale.

Un altro esempio di intreccio stampa_politica_gruppi-di-interesse, che però questa volta mi ha scandalizzato per la estrema opinabilità delle notizie, si può riscontrare leggendo la Gazzetta del Mezzogiorno. Come tutti avranno capito (basta accendere “mamma TeleVisione“) Rifondazione Comunista si sta preparando per il Congresso che si terrà a Luglio. La discussione interna è importante, nonostante sia “malata” di berlusconismo. L’esempio più concreto di questa patologia è la scelta di Nichi Vendola di “candidarsi” alla Segreteria dell’Organizzazione e le modalità con cui ha deciso di farlo. Una piccola premessa, lo Statuto di Rifondazione Comunista prevede che il Congresso nazionale elegga gli organismi dirigenti che, successivamente, eleggono il Segretario. Questo perchè non siamo leaderisti e la personalizzazione è lontana dalla nostra Cultura politica. Non abbiamo mai praticato “scontri” sul “nome”, su chi deve essere il Segretario, ma abbiamo sempre pensato alla linea politica dell’Organizzazione. Bene, Nichi Vendola, andando contro la Democrazia interna del Partito ed una prassi politica consolidata, ha scelto di “ufficializzare” la propria candidatura diretta alla Segreteria e, soprattutto, non lo ha fatto nel Comitato Politico Nazionale (il massimo Luogo della Vita democratica dell’Organizzazione), quindi nel Partito, ma in una Conferenza stampa “esterna” ed in contemporanea al CPN. Nichi Vendola si è ammalato di berlusconismo, Nichi Vendola evidentemente non rappresenta più l’Organizzazione a cui ho scelto di appartenere.
Ma il punto non è questo. La Gazzetta del Mezzogiorno ha, naturalmente, riportato lo stato_dell’arte del Dibattito congressuale del Partito (sembra che il Congresso si stia facendo sui media nazionali piuttosto che tra i militanti). Lo ha fatto con una pratica giornalistica tragicamente menzognera ed anti-democratica, a mio parere. Innanzitutto “investendoNichi Vendola alla guida dell’Organizzazione, prima ancora che il dibattito “di base” abbia avuto modo di iniziare. Poi, scendendo veramente nell’assurdo, hanno avuto il coraggio (perchè di “coraggio” si tratta) di scrivere che Paolo Ferrero vorrebbe riportare la Rifondazione Comunista nell’area extra-parlamentare per costruire l’unione dei Comunisti con Oliviero Diliberto (quando è esattamente il contrario e non è vero nulla).
Ma tutto ha un senso. In realtà è stato proprio Nichi Vendola a spingere per un Congresso a tesi contrapposte (quindi ha provocato la lacerazione del Dibattito interno), ed ha immediatamente lanciato segnali di fumo a Claudio Fava, neo-reggente di Sinistra Democratica.
Il Partito Democratico, davanti al Congresso di Rifondazione Comunista, si è spaccato. La parte più vicina a Massimo D’Alema, infatti, spera in una vittoria di Nichi Vendola per “traghettare” quella parte “sana” (secondo loro) di Rifondazione con essedì proprio nel Partito Democratico, costituendo una “Sinistra interna” che faccia pesare anche la necessità di una collocazione europea del piddì nel Socialismo europeo. In gioco, in questo Congresso della Rifondazione Comunista, c’è questo. E’ nei fatti che l’Arcobaleno non esiste e non è mai esistito (il dato elettorale è evidente) ed è altrettanto nei fatti che lo Spazio di agibilità politica per una forza “social-democratica” alla Sinistra del Partito Democratico non è praticabile. Anche sommando le miserie dei Socialisti, di Sinistra Democratica e quello che rimarrebbe della “destra” di Rifondazione Comunista non si raggiungerebbero percentuali di consenso “accettabili” per collocare tutti i “generali” ed i “notabili” in cerca della Poltrona perduta. L’entrismo nel Partito Democratico sarebbe l’unica soluzione e questa prospettiva sta disgraziatamente ”democristianizzando” il nostro Dibattito interno, con una “chiamata alle armi” ed un tesseramento selvaggio da parte dei “vendoliani” che, ora, hanno la necessità politica di vincere il Congresso.

In questa situazione io ho la pretesa di fare Politica e di schierarmi contro Nichi Vendola perchè l’Organizzazione a cui ho scelto di appartenere non è quella delle Pratiche politiche che lui sta utilizzando.

rifondazioneVII#1

…è stato un Comitato Politico Nazionale importante per l’Organizzazione a cui appartengo (ormai da più di cinque anni). I report della prima giornata sono indicativi dello stato del Dibattito interno, ma solo oggi (nel pomeriggio) si definirà il Regolamento congressuale e le modalità del Congresso. Il mio auspicio di un Congresso “a Tesi” sembra essere, purtroppo, definitivamente tramontato a causa dell’insistenza della vecchia Maggioranza “bertinottiana” che - come sempre - vuole “contarsi” e misurare la propria forza interna per poi procedere nello scioglimento del Partito (l’asse con i “Generali” di Sinistra Democratica è chiaro da tempo). Ed addirittura, per “blindare” il consenso, sembra che Nichi Vendola scioglierà definitivamente le riserve sulla propria candidatura alla Segreteria di Rifondazione Comunista.

In questa situazione, dopo aver parlato e discusso con molt@ compagn@ (dentro e fuori Rifondazione Comunista), ho deciso di prendere una posizione. Se si dovesse decidere di “sclerotizzare” la Discussione su Documenti contrapposti, mi schiererò dalla parte di Paolo Ferrero. Lo scioglimento immediato di Rifondazione, magari nella stessa ipotesi “arcobaleno” che è stata (senza possibilità di appello) bocciata in Campagna elettorale, sarebbe disastroso. Non per stupide chiusure identitarie ovvero arroccamenti interessati (infatti partecipai con entusiasmo alla Assemblea costituente della Sinistra Europea, che nel simbolo non ha la falce_e_martello).
Rifondazione Comunista, oggi, non è semplicemente una Organizzazione, con una struttura ed un simbolo. Rifondazione è un elemento di democraticizzazione dei Conflitti. Come ha scritto qualcuno, la Piazza si auto-organizza ed il ruolo svolto dall’Organizzazione è sempre stato quello di politicizzare i Conflitti, senza nessuna pretesa egemonica. Per questo Rifondazione Comunista è fondamentale, soprattutto oggi che non c’è nessuno a rappresentare queste dinamiche in Parlamento. Mi rendo anche conto che non si può pensare, in questa fase politica di reflusso della Sinistra, ad essere auto-sufficienti. Non è politicamente praticabile. Ma la soluzione è la condivisione e la socializzazione, nella eterogeneità. Le “vie di fuga” sono le Case della Sinistra (ed in questo, a Mola, siamo “avanti” come spesso capita), Spazi politici dove non c’è la riduzione all’Uno (che è un vizio tutto novecentesco del Movimento operaio) ma convivono Storie differenti e rappresentazioni del Mondo che costruiscono una Narrazione sociale comune, ma non uguale ed identica (questo porterebbe alla frustrazione ed alla “perdita” di molt@ compagn@).

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…le decisioni sul Regolamento sono state prese. Ora attendiamo solo la pubblicazione dei Documenti congressuali. Come detto in precedenza, questa volta non sosterrò Nichi Vendola e Franco Giordano. Non condivido, e non capisco, l’ipotesi di Lavoro che stanno proponendo al Partito. Spero che la Discussione congressuale vada oltre la “forza” delle singole personalità (proprio noi che dovremmo essere “liberi” dal leaderismo) e sia centrata esclusivamente sull’Organizzazione e sulla forma (presente e futura) della nostra Comunità politica.

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…è stato pubblicato il Regolamento per il VII Congresso del Partito della Rifondazione Comunista.

penso

[…] ed allora divenni lacrima per fuggire al tuo sguardo trasognato, correndo verso terra lungo i canali che il Tempo traccia sulla pelle, arrestandomi momentaneamente sulle labbra in uno specchio di brina salmastra per ritornare a galoppare il Desiderio sopra bianche steppe, conoscendo le vie dell’Umanità che uniscono il Corpo e la Mente, toccando la tua Intimità, contaminandomi con le tue Emozioni.

peppino

Mauro Biani

…stimolato da una mail di Umberto, che ha dedicato alcuni post alla questione del Federalismo fiscale, cercherò - molto modestamente - di fornire un mio piccolo contributo di analisi alla discussione.

Introduco il discorso dicendo che lo Stato-nazione è morto, evviva lo Stato-nazione. Il “Welfare“, quel grande meccanismo di “mutualismo sociale” che ha strutturato per circa sessanta_anni una formidabile rete di Protezioni sociali (e civili) all’interno dello Stato, si è disintegrato. E non si può pretendere di tornare indietro perchè i processi storici sono un grande impulso ad attraversare il Futuro a cui si può resistere (evidentemente perdendo) oppure si può guardare oltre pensando ad “altri Mondi possibili”.

Analizziamo brevemente che cosa ha effettivamente rappresentato lo “Stato sociale” per tutti noi. Non è stata semplicemente una invenzione liberale per sostenere il libero Mercato (in un particolare momento di crisi) attraverso l’intervento statale, ma è diventata una cornice politica e sociale entro cui si è strutturata la nostra Vita civile. Anche le nostre “appartenenze” sono state strettamente legate a questa Organizzazione dello Spazio politico. La “borghesia“, la “classe operaia“, i “colletti bianchi“ tutte categorie sociali definite attraverso la lente_a_contatto del Lavoro salariato su base nazionale. Naturalmente anche il fisco e l’imposizione fiscale è stato organizzato in questo Spazio dello Stato, con lo stesso meccanismo di redistribuzione applicato nella Società. Reddito-imposizione. La Regione “ricca” (che è ricca non solo per proprie virtù, ma anche le migrazioni ed altri aspetti non secondari…) contribuiva in maniera maggiore alla fiscalità generale distribuita proporzionalmente sulle Regioni “povere” in uno sforzo concreto di “mutualismo”.

Con la disintegrazione dello “Stato sociale”, che possiamo fare coincidere più_o_meno a quando il Lavoro ha cominciato a subire un processo di precarizzazione irreversibile che ha distrutto quella Organizzazione dello Spazio politico determinata dalla centralità del Lavoro salariato, quando di conseguenza le Protezioni sociali e civili (quella “rete” di mutualismo sociale) sono venute a mancare, si è disintegrato anche lo Stato-nazione e la prima “vittima” di questo percorso storico è stata proprio l’Imposizione fiscale. Tanto a livello individuale (il “Partito delle Tasse“…) quanto a livello collettivo (la Lega Lombarda nasce nella prima metà degli anni novanta - a “contro-rivoluzione” Capitale-Lavoro già avviata - sul Programma di fare rimanere “in loco” il novanta_percento delle Entrate fiscali delle Regioni). L’imposizione, che non fornisce più alcuna “garanzia” (almeno nell’immaginario collettivo), viene messa in discussione. E’ questo processo sociale ed economico che ha portato alla disintegrazione del sistema previdenziale nazionale (con la nascita delle Assicurazioni private e delle pensioni integrative), al tentativo di distruggere e superare la Contrattazione collettiva nazionale del Lavoro (a vantaggio delle contrattazione “locale” di secondo livello) e, più in generale, alla Idea - socialmente disastrosa - che ognuno deve pensare individualmente al proprio Futuro (pensione integrativa, formazione lavorativa continua…). Questa però vuole essere solo una analisi del Presente davanti a cui non si può tornare indietro ma si deve necessariamente andare avanti.

E’ evidente, quindi, come il Territorio comincia ad assumere una certa importanza. E’ diventato un vero e proprio “Soggetto politico” che presuppone una propria Organizzazione dello Spazio sociale. Alcune idee “da Destra” a questa nuova necessità di Organizzazione sociale sono il rafforzamento del secondo livello di contrattazione e, soprattutto, il Federalismo fiscale. La Sinistra, invece, su queste dinamiche di discussione ”perde” clamorosamente e si limita ad inseguire la Destra nell’agenda istituzionale quando, a mio parere, dovrebbe seriamente cominciare ad interrogarsi su una propria Narrazione politica da presentare ai Territori. In questo senso, sempre a mio modesto avviso, l’analisi “concreta” intorno alla tematica dei Beni Comuni può diventare una Narrazione sociale ed un Progetto politico per il Futuro. In ogni caso, cerco di confrontarmi con la questione (in questo momento centrale) del Federalismo fiscale.

Innanzitutto definiamo il limite_di_senso del concetto. Intendiamo per Federalismo fiscale una dottrina politica ed economica strettamente connessa all’assetto territoriale ed alla distribuzione (e ri-distribuzione) del prelievo fiscale sul Territorio nazionale. In questo senso potremmo provocatoriamente affermare che il Federalismo fiscale, in Italia, già esiste e viene adeguatamente applicato. Le Entrate da imposizione fiscale vengono però gestite “unitariamente” su base nazionale e distribuite successivamente secondo un principio “mutualistico” ancora presente nel nostro impianto di Welfare. Alle Regioni “ricche” viene re-distribuito in un modo mentre alle Regioni “povere” in un altro modo. Semplicemente l’ipotesi di Lavoro della Lega Nord e del centro-Destra (ma non solo centro-Destra) è quella di rivedere i termini della distribuzione, cambiando l’impianto dello Stato sociale. E’ come nella ipotesi della aliquota fiscale unica al venti_percento per ogni cittadino (senza tenere conto del Reddito), allo stesso modo l’ipotesi di Lavoro di trasformazione del Federalismo fiscale è quella di fare rimanere “in loco” l’ottanta_percento delle Entrate (tutti i dati statistici potete consultarli sullo Spazio di Umberto, non vanno ad incidere sull’analisi che sto provando a fare).

Questa è la situazione, non mi soffermo su quanto questa nuova “strutturazione” dell’imposizione sui Territori potrebbe essere dannosa e pericolosa per il Sud che, soprattutto nella prospettiva della dissoluzione del CCNL a favore della contrattazione “territoriale” di secondo livello, diventerebbe una vera_e_propria Terra di conquista per il Capitale organizzato del Nord (Confindustria non aspetta altro) che non avrebbe più bisogno di andare in Cina ovvero in Romania a sfruttare la forza_lavoro a basso costo. Aumenterebbe quindi la disuguaglianza Nord-Sud, senza fare rimanere nulla sul Territorio (perchè comunque il Profitto andrebbe ad ingrassare il Reddito del Nord). Il Mezzogiorno finirebbe per diventare solo una riserva inesauribile di manodopera a costi bassissimi (a causa della competizione verso il basso del Salario), senza bisogno della “migrazione” come invece è accaduto negli anni cinquanta-sessanta-settanta (così è fatta salva anche la “Sicurezza”).

Naturalmente, nonostante tutto questo, un problema si pone realmente (e si porrà sempre con più evidenza). Quello della Trasformazione in atto rispetto alla Organizzazione dello Spazio sociale. Lo Stato-nazione non esiste più, non garantisce più una tenuta unitaria ed una copertura del disagio attraverso l’impianto del Welfare che abbiamo conosciuto. In questo senso non andrebbe riconsiderato lo “Stato” come salvezza e garanzia di Sicurezza (sociale e civile), ma bisognerebbe attraversare le contraddizioni attuali. Rispetto al Federalismo fiscale, probabilmente, una risposta potrebbe essere quella di ripensare non tanto il Fisco quanto l’Idea del Federalismo (in questo senso l’analisi dei Beni Comuni). Ma bisogna seriamente interrogare queste trasformazioni.

parliamone

ne hanno parlato anche Nico, Paolo Ferrero

Questa la cronaca.
Sei del Sud? Sei un Migrante? Sei “comunista“? Niente paura, ci pensa sempre qualcuno per te. Per difenderti. Per proteggerti. ”Squadracce“. E, mi chiedo, come meravigliarsi di questi Eventi quando in realtà sono proprio le Istituzioni che propongono ed Organizzano qualcosa come le “ronde della Sicurezza“, con l’idea di militarizzare il Paese e chi lo vive. Sono le Istituzioni e le loro Organizzazioni politiche che chiedono il consenso su questa retorica.

Siamo entrati nell’Epoca della “protezione individualizzata“. Non possiamo avere una Pensione dignitosa, dobbiamo pensarci individualmente (pensione integrativa_pensione integrativa). Evasione fiscale? Nessun problema, si risolve con un “controllo” di tutti su tutti. Facile, come bere un bicchiere di acqua. La Sanità pubblica non funziona? Invece di migliorarla e “salvare” il concetto (la Salute non può essere messa in vendita), è più semplice assicurarsi privatamente. Non si sa mai. Protezione? Sicurezza? Pensaci da solo… chi_fa_da_se_fa_per_tre!

E chi si meraviglia della Violenza o è ipocrita oppure non vuole vedere quello che sta accadendo.

verbale

verbale dell’Assemblea del 2 Maggio (ciclo di Incontri sul sessantotto) - Casa del Popolo 

Pier Paolo Pasolini

Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. […] I ragazzi poliziotti che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) di figli di papà, avete bastonato, appartengono all’altra classe sociale. A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri

Questa Poesia (scritta da Pier Paolo Pasolini in occasione degli scontri di Valle Giulia del 1968 tra gli studenti e la Polizia), ripresa dal film-Documentario “sessantotto – l’Utopia della Realtà”, è stata il primo oggetto del Dibattito.

Una parte dell’Assemblea ha infatti condiviso questa analisi dell’intellettuale italiano (quindi il paradosso di una “situazione di classe” rovesciata tra i rampolli della Borghesia ed il Popolo “lavoratore”), mentre un’altra parte ha espresso le proprie forti perplessità al riguardo. Infatti, secondo questi ultimi, Pasolini avrebbe “dimenticato” che le cariche agli studenti venivano organizzate e condotte dalla Polizia in quanto strumento di controllo sociale (e, in alcune occasioni, di Repressione) dello Stato sui cittadini. Non avrebbe preso in considerazione che non è cosa nuova l’arruolamento dei “disperati” bisognosi di Reddito nelle forze dell’Ordine (accade tutt’ora). La possibilità, che poi si è realizzata, di “apertura” dell’Università non solo ai “Borghesi” ma ad ogni classe sociale (”anche l’operaio vuole il figlio Dottore“) è stata determinata proprio dalle Lotte e dalle rivendicazioni sociali avanzate da quelli che Pasolini ha banalizzato definendoli semplicemente “figli di papà”.

In realtà, nell’opinione espressa da una parte dell’Assemblea, Pier Paolo Pasolini sembrava avere tutto l’interesse a lasciare il “Popolo” nella sua dimensione primitiva e “popolare” (appunto) perché, proprio in quanto tale (e non come possibilità di Emancipazione e Trasformazione sociale) era oggetto delle sue analisi, delle sue Poesie e della sua “Pedagogia”. Se il Popolo si fosse caricato di un reale potenziale di Emancipazione, non sarebbe più stato interesse di Pasolini (o almeno del Pasolini “politologo”).

Prostituzione

Successivamente il Dibattito (stimolato dalla discussione su Pasolini) si è spostato sul tema della Prostituzione. Anche in questo caso le posizioni dell’Assemblea sono state molteplici, come complesso ed impossibile da schematizzare in maniera univoca è l’Argomento di cui si è discusso.

Punto in comune dell’Assemblea è stato comunque l’idea che la Prostituzione, nonostante le sue “antiche” origini (pare sia sempre esistita, dalla Grecia antica passando per la Roma imperiale) non può – e non deve – essere considerata come la “normalità” in un Sistema sociale avanzato come il nostro, ma è un fenomeno che ha delle cause e, naturalmente, delle conseguenze. Le conseguenze più discusse sono state la “violenza” subita dal Corpo costretto (da necessità economiche, sociali o di altro tipo) alla Prostituzione e violato da chi ne approfitta quotidianamente (in cambio di denaro), oppure l’impossibilità di “cambiare” la propria Esistenza per chi è stato indotto alla Prostituzione (a causa del moralismo e del perbenismo piccolo-borghese non si riesce realmente ad “uscire” da una etichetta sociale). Si è parlato anche di chi sceglie liberamente di prostituirsi ma, anche se nell’opinione di qualcuno nessuno può mai “scegliere liberamente” la Prostituzione, si è convenuto fosse un fenomeno troppo marginale da analizzare in maniera sistematica.

Le differenze più evidenti, invece, si sono riscontrate tra chi proponeva (evidentemente l’area femminista) di affrontare la Prostituzione innanzitutto in maniera Repressiva, cioè “punendo” (esplicitamente con il Carcere) il “cliente” – generalmente identificato con il “Maschio” – che alimenterebbe la richiesta; e chi invece pensa che la Prostituzione debba essere affrontata “alla radice”, innanzitutto rimediando al bisogno che produce la necessità di Prostituirsi (mancanza di Denaro, di Lavoro, di una Vita dignitosa…) e, inoltre, regolamentando e controllando (aprendo le “Case chiuse” - naturalmente non nella versione prima della Legge Merlin -, ad esempio) il fenomeno per evitarne una trasformazione regressiva ulteriore che solitamente scaturisce quando si utilizzano misure repressive.

È un dato di fatto che la repressione non è un deterrente nei confronti di un fenomeno (tendenzialmente in espansione), ma semplicemente contribuisce a trasformarlo rendendolo anche più barbaro e selvaggio.

Jan Palach

…ho sentito ricordare il suo gesto ieri sera, alla Casa del Popolo. Abbiamo visto insieme un film-documentario sul sessantotto. Il “Socialismo dal volto umano“, nella Praga del 1968, si è infiammato in Piazza (come tanti altri). Volontariamente. Contro una Dittatura, nella Resistenza. Nella necessità non di una negazione totale dell’Esistente (il cammino del Socialismo), ma semplicemente di una Riforma per completare l’umanizzazione della Società, mettere al centro l’Essere umano e non il Capitale o il Partito. Un passaggio che l’autoritarismo sovietico ha barbaramente negato con la violenza militare. Ma questo, purtroppo, è solo quello che posso immaginare. Perchè le fiamme hanno distrutto non solo il Corpo, ma soprattutto la Parola.



la frase guida

[...] potremmo dire che l'ecologia generalizzata - o l'ecosofia - opererà come scienza degli ecosistemi e pratica di rigenerazione politica, nonchè come impegno etico, estetico ed analitico. Tenderà a creare nuovi sistemi di valorizzazione, un nuovo gusto della vita, una nuova mitezza fra i sessi, le generazioni, le etnie, le razze... [...]

Felix Guattari, Caosmosi (p. 100)

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