internescional

Negli ultimi tempi sono accaduti due eventi di Politica internazionale che ritengo importanti. L’indipendenza del Kosovo e quello che sta avvenendo in Colombia (ma, più in generale, in America latina). Per entrambi le mie sono solo considerazioni a margine di una lettura che rimane sempre_e_comunque una visione “a metà”, visto che non ho Esperienze dirette dei Luoghi. Per questo motivo cercherò di veicolare quello che penso con riferimenti che potrebbero essere sicuramente più “credibili” (seppure opinabili, come sempre).

Per quanto riguarda il Kosovo, riporto una frase tratta dal Programma completo presentato da la Sinistra/l’Arcobaleno

È stato un errore grave il riconoscimento della proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo che rischia di scatenare un devastante effetto a catena.

e, più nello specifico, condivido una dichiarazione di Paolo Ferrero

Non condivido la proposta avanzata dal Ministro degli esteri di riconoscere l’indipendenza - proclamata unilateralmente - del Kosovo. Questo principalmente per due ordini di questioni.
In primo luogo una ragione giuridica. Il diritto internazionale sino ad oggi si è assestato nel riconoscere alle Nazioni Unite un ruolo decisivo in merito alla legalità internazionale. In questo caso le Nazioni Unite non solo non hanno assunto una posizione favorevole in merito all’indipendenza del Kosovo, ma è nota l’opposizione di molti paesi, anche all’interno del Consiglio di Sicurezza. La proposta odierna di riconoscere l’indipendenza del Kosovo rappresenta quindi uno strappo rispetto ad una lunga prassi internazionale e certo il riconoscimento in sede di Unione Europea non sostituisce il ruolo dell’ONU. Tanto più che anche in sede europea una serie di Stati si sono pronunciati in senso contrario al riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Con questa decisione si legittima quindi una violazione del diritto internazionale basata unicamente sui rapporti di forza: all’interno del Kosovo come a livello mondiale, dato l’appoggio degli USA all’indipendenza. E’ inutile dire che si tratta di un caso unico, non ripetibile. Quando il diritto viene piegato dalla forza è evidente che la ripetibilità della violazione è sempre possibile: basta costruire rapporti di forza sufficienti. Ritengo quindi che l’atto che viene proposto costituisca un pericolosissimo precedente.
In secondo luogo non sono d’accordo per ragioni strettamente politiche. Non sfugge a nessuno che nei Balcani non vi sono solo contraddizioni locali; i Balcani sono terreno di conflitto tra le grandi superpotenze, segnatamente USA e Russia. Così come non sfugge a nessuno la rilevanza simbolica del Kosovo nella memoria e nell’identità ortodossa. Il valore simbolico di questa indipendenza, dichiarata unilateralmente, è quindi enorme e rischia di divenire causa e pretesto per un  peggioramento delle relazioni nella regione e non solo. Dopo positivi anni di distensione e riduzione degli armamenti, siamo entrati in una fase in cui è ripreso un confronto militare tra USA e Russia anche sul piano militare. L’accantonamento di importanti trattati sulla riduzione degli armamenti e la rimessa in volo dei bombardieri strategici russi ci parlano di questo pericolosissimo processo di riarmo. In questo contesto assai negativo la vicenda Kosovara rappresenta sul piano simbolico uno sfregio dell’identità ortodossa e conseguentemente una sfida alla Russia. La dichiarazione unilaterale dell’indipendenza del Kosovo è quindi un fattore di destabilizzazione della regione. Conseguentemente anche il riconoscimento del Kosovo rappresenta un fattore di destabilizzazione.
Si potrebbe a lungo disquisire sui passi che sarebbero stati necessari – non solo negli ultimi mesi – per costruire un esito diverso alla vicenda; un esito che coniugasse il diritto con la riduzione delle tensioni internazionali. Ma questo oggi non è più possibile e per tanto posso solamente esprimere con un no la non condivisione di quanto il governo italiano si appresta a fare.

Con questi due riferimenti penso di poter spiegare al meglio anche la mia posizione rispetto all’Evento-Kosovo e trovo assurdo come, anche in Italia, i “sostenitori” di questa scelta (da Destra fino al Partito Democratico) non abbiano considerato le successive dichiarazioni di esponenti di primo piano della Lega Nord che hanno preso il Kosovo come “esempio” per una eventuale indipendenza della “Padania” dall’Italia. E, se ci fossero state particolari risorse energetiche e/o reti di diffusione, non escludo che qualcuno (dall’Esterno) avrebbe potuto prendere seriamente in considerazione questa loro volontà.

Colombia (ed America latina). All’alba del primo_Marzo 2008, l’aviazione colombiana - su ordine del Presidente Alvaro Uribe (che ha violato il Diritto internazionale) - ha attaccato un accampamento delle FARC che si trovava in territorio ecuadoregno (Presidente dell’Ecuador è Rafael Correa), assassinando il comandante Raul Reyes, membro del Secretariato delle FARC-EP, ed altri componenti della colonna guerrigliera. L’operazione militare è stata possibile grazie all’appoggio tecnologico decisivo dell’intelligence statunitense, come dimostrano le stesse dichiarazioni del Comando Sur degli Stati Uniti (come si può leggere qui).

L’America latina sta vivendo (finalmente) un periodo di Rinascimento, se pure con sfumature diverse (ed opinabili, come in tutte le Democrazie) ma comunque di autonomia rispetto all’imperialismo statunitense. Dal Brasile della “rivoluzione moderata” di Lula al Cile e all’Argentina sulla via di un difficoltoso recupero della Democrazia sotto la guida di due Donne (la Bachelet e la Kirchner), dalla Bolivia “indigenista” del Presidente Evo Morales all’Ecuador di Correa passando per il contestato ed opinabile Chavez in Venezuela fino al ritorno al Potere dei sandinisti di Ortega (seppur in una versione ridotta) in Nicaragua. Le misure sociali e democratiche sono state forti. La nazionalizzazione delle Risorse che sono state sottratte all’Egemonia del Mercato, Riforme agrarie, una nuova visione dell’Acqua e dei Beni Comuni, insomma tutti riferimenti che hanno portato l’America latina ad essere il laboratorio di un “nuovo” Socialismo del XXI secolo. E poi c’è Alvaro Uribe, Presidente colombiano, l’unico che sembra ancora essere legato agli Stati Uniti d’America.

Accade tutto questo mentre Spagna, Francia e Svizzera stavano per concludere, con la collaborazione più o meno palese di Ecuador e Venezuela, la trattativa per la liberazione della Bétancourt, della cui vita, se importa poco ai suoi rapitori, importa ancor meno al loro nemico mortale, appunto Uribe, al quale fa assai più comodo da morta (ne darebbe la responsabilità alle FARC), che da viva (sarebbe comunque una sua avversaria politica). [tratto da Liberazione di Sabato 8 Marzo - Angelo d’Orsi]

Ho sempre trovato assurdo ed ingiustificabile (pur non conoscendo le dinamiche interne) il rapimento di Ingrid Betancourt. Ad ogni modo, ora il Venezuela ha schierato dieci battaglioni al Confine con la Colombia, ma solo per sottolineare che la “misura è colma” (in realtà Chavez non può entrare in armi contro Uribe, dal momento che i venezuelani consumano quanto gli italiani e la Colombia è il suo maggior fornitore). Ma l’azione del “protofascista Alvaro Uribe” (come lo definisce Angela Nocioni sempre su Liberazione) è servita a compattare un fronte anti-Uribe che va da Daniel Ortega (il Nicaragua ha ufficialmente tagliato ogni relazione con la Colombia) a Evo Morales.

Dopo un primo mandato, tutto speso nel segno della guerra alla guerriglia, la catastrofe umanitaria colombiana è immutata: tre milioni di profughi interni e il più alto tasso di morti per violenza politica dell’intera America latina. Questo però non ha tolto ad Uribe abbastanza voti da fargli perdere le elezioni. E lui vuole ora provare a cambiare le regole del gioco e proporsi per un nuovo mandato. Per farlo ha bisogno dei voti dei colombiani, non dell’alleanza politica estera con i vicini. I suoi elettori non gli hanno mai fatto pagare nemmeno l’alleanza con le Autodifensas unidas colombianas (Auc), la rete delle truppe irregolari dell’estrema destra. Figuariamoci se se la prendono per le relazioni congelate con il Nicaragua. Alvaro Uribe è stato definito dalle Auc, “l’uomo più vicino alla nostra filosofia”. E il presidente l’ha dimostrato. Invitando i paramilitari in Parlamento, regalando impunità in cambio della promessa di abbandono delle armi, cancellando estradizioni per narcotraffico già firmate. [da Liberazione - Angela Nocioni]

Situazione complessa, quindi. E certamente la catastrofe del Popolo colombiano mi sembra avere fin troppe responsabilità e, per quello che mi sembra di capire, è tanto grave quanto quella del Popolo palestinese. Ad ogni modo, in tutto questo, Ingrid Bétancourt Libera!

per interesse: Ramon Mantovani - Addio a Raul Reyes, il diplomatico che lottava con le armi e con l’ironia

leggi l'articolo in formato PDF


Post2PDF

10 Responses to “internescional”

  1. 1 Franko

    Considerato che la fonte è unicamente Liberazione, sei in perfetta coerenza con il tuo sito “di parte”.
    Da parte mia, dico che definire un ironico diplomatico il numero due delle FARC è rivoltante. Non penso ci trovino nulla di ironico le migliaia di famiglie distrutte dai crimini delle FARC ed i bambini soldato che non sono una triste esclusiva del Sudan. Usare il termine ironia è ributtante.
    Dico che la signora Betancourt è stata rapita quando Uribe era candidato alla presidenza come lei (era presidente Pastrana). Dalle FARC, mica da Uribe o dagli USA.
    IO, a Bogotà, ci sono stato, molte volte. Anche prima che Uribe fosse presidente (venne nominato nell’agosto 2003, credo). Ogni giorno arrivano centinaia e centinaia di desplazados. Li ho visti io. Chiunque potrebbe vederli. Anche i tuoi compagni di Liberazione. Basta andarci, in Colombia, invece di limitarsi ad andare in Venezuela come fanno Bertinotti e d’Alema; o direttamente da quei simpatici, ironici, diplomatici delle FARC.
    Poi, sta ad ognuno decidere da chi e cosa sfuggono.
    Magari, da bravi giornalisti, si potrebbe fare una cosa che insegnano anche nei corsi di giornalismo della Scuola Radio Elettra o al CEPU: domandarlo direttamente a loro.
    Gli Usa non sono mai stati ben visti, in COlombia.
    Ma anche gli antiuribisti, oggi, sanno che il loro nemico sono le FARC. Loro, e il postbolivariano che li sovvenziona e li alloggia.
    Due giorni fa, alla Cumbre di Rio, Uribe, Correa, Chavez, Ortega e gli altri se ne sono dette di tutti i colori. Ma come scrive “El tiempo”: ‘empezaron con insultos y terminaron con abrazos’.
    Mio suocero, certo non un fan di Urube, al telefono, mi ha detto, ieri pomeriggio: “sembrava che la Colombia giocava la finale di coppa del mondo. La gente era ferma, in strada, in silenzio a vedere le televisioni nelle vetrine dei negozi: in TV c’era la diretta del dibattito fra capi di stato. Era una nazione intera lì, ad ascoltare i capi di stato insultarsi e poi stringersi la mano. La fine della Cumbre è stata salutata, al confine con il Venezuela con abbracci, balli, feste fra colombiani e venezuelani”.
    La gente è spesso, forse sempre, molto meglio dei loro rappresentanti.
    Angela Nociani sembra felice di vedere compattato il fronte anti Uribe: Ortega, Correa, Chavez.
    Contenta lei.
    Chavez ha, invece, compattato un popolo: quello colombiano!!! E con il popolo venezuelano hanno fatto festa insieme, ieri.
    Francesco, basta andarci, sul posto, per vedere la realtà. Sta poi, a ognuno di noi, decidere di descrivere la realtà o romanzarla. O, peggio, farsela dettare.

  2. 2 Frisbee

    Franko, di recente mi ha rimproverato (a fronte di un mio generico e indistinto rilievo sul dramma delle morti bianche) di non occuparmi del dramma della Colombia. L’ho detto e lo ripeto: non sono così addentro al problema da poterlo commentare con competenza.

    Ciò non toglie, come ho già detto, che la mia solidarietà (per quanto possa servire) va alle vittime di una situazione politica e sociale che vede Farc e narcotrafficanti fare strame di quel Paese e di quel popolo. Non sono in grado di commentare la politica di Uribe perchè non la conosco, nè ovviamente mi fido di quello che i giornali (di parte) di solito dicono.

    Dico solo che mi fido di quello che Franko ha visto “de visu”. Perchè, in effetti, è solo vivendo in un posto, o frequentandolo per un po’, che si capiscono mille cose che nessun articolo di giornale nè alcun servizio televisivo ti farà mai capire.

    Lo posso dire per esperienza: quando, in passato, ho viaggiato un po’ per il mondo ho visto e capito realtà che fino a quel momento sfuggivano totalmente alla mia comprensione o che avevo catalogato secondo comuni stereotipi.

    Quanto all’America Latina, ripeto che ho una certa conoscenza della situazione argentina che, però, è molto diversa da quella colombiana.

    In ogni caso, penso che il riscatto di quella parte del mondo passi solo attraverso una vera fratellanza tra le popolazioni, in un’unione economica federata con l’Unione Europea (laddove sono peraltro le radici storiche e culturali) e il più possibile autonoma dagli USA e, in prospettiva, in una federazione politica che abbatta molti confini spesso artatamente creati nell’800 dalle classi dominanti dell’epoca.

  3. 3 francesco.pietanza

    Franko ho scritto questo post perchè hai ragione: non se ne parla abbastanza. E sono stato molto cauto (o almeno ho cercato di esserlo) per rispetto alla tua sensibilità su questo argomento. Ho citato riferimenti “di Parte” perchè tu potessi confutarli (anche se ognuno cita sempre le “proprie” fonti). Angela Nocioni è la stessa giornalista che, su Liberazione (sul giornale di Rifondazione Comunista), ha criticato duramente la Cuba di Fidel Castro (quindi, non sono persone “lontane” da quei Territori e/o particolarmente ideologizzate).
    In ogni caso, proprio per rispettare l’introduzione che ho fatto (cioè che non posso dire nulla su qualcosa che non Vivo), l’unica posizione che ho preso è che la tragedia del Popolo colombiano è tanto grave quanto quella del Popolo palestinese (a mio modesto avviso) e che Ingrid Betancourt deve essere liberata. Spero di non aver “toccato” la tua sensibilità.

    Poi, sulle FARC, non penso nulla di particolare. Non mi “schiero” dalla loro parte. Anzi a dire il vero non capisco come facciano ancora ad usare metodi di guerriglia, soprattutto ora che la situazione politica nell’area è totalmente cambiata. Potrebbero fare la scelta della Democrazia. Ma questa è sempra una opinione “a metà”, perchè non Vivo neanche la scelta che hanno fatto quei colombiani che stanno nelle FARC.

    In ogni caso scusami se ne ho parlato, probabilmente non avrei dovuto farlo!

  4. 4 Franko

    Francesco - INVECE NON HAI NULLA DI CHE SCUSARTI. E SONO IO CHE RINGRAZIO TE DI AVERLO FATTO.
    Vorrei solo dirti due cose.
    Primo: l’avere sottolineato che hai scritto “di parte” non era una critica. Assolutamente.
    Secondo: ti prego di prestare attenzione a ciò che ti ho scritto in finale del mio commento: “Due popoli fratelli hanno festeggiato l’apparente e si teme sempre precaria calma dopo la cumbre di Rio.”
    Se Chavez non capisce cio’, che cerchino di capirlo i compagni di casa nostra.
    Frisbee - Sono ancora in debito con te per le scuse per i toni ruvidi con cui ho trattato te ed il tuo commento sul sito (credo) del Comandante.

  5. 5 Franko

    PS - Ovviamente la “Cumbre” non era a Rio, ma in Santo Domingo.

  6. 6 francesco.pietanza

    …Franko io penso una cosa, che l’America latina è un solo Popolo (cosa che l’Europa non sarà mai) ed aveva ragione Che Guevara quando andò in Bolivia dopo “aver vinto” a Cuba. Ha ragione Morales. Ed ha ragione anche il SubComandante Marcos in Chiapas. E, nel paradosso, anche il populista Chavez lo dice. Ma a dividere il Popolo, fino ad oggi, c’è stata solo una Potenza che dal Cile nel ‘73 ha completamente distrutto un Continente.
    A dire il vero ho notato (parlando un pò con le Persone) che solo il Brasile, per certi versi, presenta delle proprie peculiarità. Forse per la lingua (ma naturalmente anche questa è una percezione “a metà” come tutte le altre).
    Ricordo anche un Confronto indiretto con un ragazzo dell’Uruguay il quale disse che senza Fidel Castro Cuba sarebbe implosa e l’unica “colonna” a reggere contro l’imperialismo statunitense in America latina, in questo momento, è Chavez.

  7. 7 Franko

    questo è un piano di discussione completamente diverso da quell’altro su cui, forse, io spingo maggiormente.
    Anzi: è proprio tutta un’altra cosa.
    Una cosa, però te la chiedo: hai mai sentito parlare Chavez per il bene del popolo colombiano? Hai mai sentito il popolo colombiano dire: Chavez persegue il sogno bolivariano per il nostro benessere?
    Gli USA, come ti dicevo prima, non sono mica tanto benvoluti dai colombiani. Non lo erano prima di Uribe, non lo sono adesso. Nel frattempo, il popolo colombiano è unito, si è unito, ora più che mai, sai contro di chi?
    Saludos

  8. 8 francesco.pietanza

    da http://www.granma.cu/italiano/2008/marzo/sabado8/reflexiones.html

    È stato un knock-out, nella capitale della Repubblica Dominicana. Abbiamo seguito il match via Telesur, senza perdere un secondo.
    C’erano quasi tutti i presidenti latino americani del Gruppo di Rio. Correa, presidente dell’Ecuador, lo aveva annunciato il giorno prima.
    Mi sono permesso di sottolineare in una riflessione l’importanza di questa riunione. Non si è svolta nel seno della OEA.

    L’essenziale è che i diplomatici degli USA non erano presenti. In una forma o in un’altra, nonostante le profonde differenze ideologiche e tattiche, tutti hanno brillato ed hanno riflesso le qualità che li hanno portati a svolgere importanti ruoli nello Stato.

    Data la crisi attuale, questi incarichi hanno un forte rilievo. Il fatto reale è che, molto vicino allo scoppio di un conflitto armato tra popoli fratelli come conseguenza degli intrighi yankees, è stata sigillata la pace nell’immediato, con la coscienza che non siamo obbligati alle guerre tra popoli che condividono solidi vincoli di fraternità.

    Mentre tutto questo accadeva a Santo Domingo, Bush si riuniva a Washington per parlare della transizione a Cuba.

    Anche se resta tutto da fare, com’è stato dimostrato nella riunione a L’Avana su Globalizzazione e Problemi dello Sviluppo, l’imperialismo è stato il solo sconfitto.

    Fidel Castro Ruz - 7 marzo 2008

  9. 9 Franko

    “Il fatto reale è che, molto vicino allo scoppio di un conflitto armato tra popoli fratelli come conseguenza degli intrighi yankees, è stata sigillata la pace nell’immediato, con la coscienza che non siamo obbligati alle guerre tra popoli che condividono solidi vincoli di fraternità.”

    ma perchè, quale bisogno c’era di aggiungere “come conseguenza degli intrighi yankees”?
    A meno di questo inciso, sottoscrivo in pieno le parole di Nonno Fidel.

  10. 10 Frisbee

    E io tra di voi….

    Cmq, provo ancora a dire qualcosa….

    Per come la vedo io, l’America Latina è un continente dalle enormi potenzialità, con ricchezze di materie prime e di territorio incredibili. Per esempio, ricordo di quando, ormai tanti anni fa, ho fatto un lungo tragitto in auto (almeno tre ore) per raggiungere il nuovo aeroporto internazionale di San Paolo in Brasile. Chilometri e chilometri di foreste si alternavano a ricche piantagioni, a miniere, ad una terra ricca e grassa.

    E’ indubbio che la dottrina Monroe abbia impedito a quelle terre di decollare verso un concreto sviluppo economico e verso condizioni di vita decorose per le popolazioni. Però è anche vero che se si prosegue soltanto con la retorica anti-USA non si andrà molto lontano. E, in questo, Castro è stato maestro, spargendo semi inconsistenti di generico ribellismo anti-americano per il continente che però hanno impedito a forze pragmatiche e profondamente innovatrici e riformiste di radicarsi per davvero in quelle società.

    Ora, per la verità, molte novità sono in campo e sembra che una nuova classe dirigente, più matura e consapevole, stia nascendo. Ma è ancora presto per dirlo. I prossimi anni diranno se il continente ha imboccato la strada giusta o continuerà ad oscillare tra autoritarismo filo-americano e post-castrismo.

    E’ questa la vera scommessa. Se la strada della giustizia sociale nella libertà sarà stata imboccata senza pericolosi salti all’indietro o rischiose fughe in avanti, allora credo di poter dire che il secondo decennio degli anni duemila vedrà affiancarsi a Cina e India lo sviluppo e il boom economico di gran parte dell’America latina.

Leave a Reply






la frase guida

[...] potremmo dire che l'ecologia generalizzata - o l'ecosofia - opererà come scienza degli ecosistemi e pratica di rigenerazione politica, nonchè come impegno etico, estetico ed analitico. Tenderà a creare nuovi sistemi di valorizzazione, un nuovo gusto della vita, una nuova mitezza fra i sessi, le generazioni, le etnie, le razze... [...]

Felix Guattari, Caosmosi (p. 100)

che giorno è

Marzo 2008
L M M G V S D
« Dic   Apr »
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  
  • di tutto un pò