verbale dell’Assemblea del 2 Maggio (ciclo di Incontri sul sessantotto) - Casa del Popolo
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. […] I ragazzi poliziotti che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) di figli di papà, avete bastonato, appartengono all’altra classe sociale. A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri
Questa Poesia (scritta da Pier Paolo Pasolini in occasione degli scontri di Valle Giulia del 1968 tra gli studenti e la Polizia), ripresa dal film-Documentario “sessantotto – l’Utopia della Realtà”, è stata il primo oggetto del Dibattito.
Una parte dell’Assemblea ha infatti condiviso questa analisi dell’intellettuale italiano (quindi il paradosso di una “situazione di classe” rovesciata tra i rampolli della Borghesia ed il Popolo “lavoratore”), mentre un’altra parte ha espresso le proprie forti perplessità al riguardo. Infatti, secondo questi ultimi, Pasolini avrebbe “dimenticato” che le cariche agli studenti venivano organizzate e condotte dalla Polizia in quanto strumento di controllo sociale (e, in alcune occasioni, di Repressione) dello Stato sui cittadini. Non avrebbe preso in considerazione che non è cosa nuova l’arruolamento dei “disperati” bisognosi di Reddito nelle forze dell’Ordine (accade tutt’ora). La possibilità, che poi si è realizzata, di “apertura” dell’Università non solo ai “Borghesi” ma ad ogni classe sociale (”anche l’operaio vuole il figlio Dottore“) è stata determinata proprio dalle Lotte e dalle rivendicazioni sociali avanzate da quelli che Pasolini ha banalizzato definendoli semplicemente “figli di papà”.
In realtà, nell’opinione espressa da una parte dell’Assemblea, Pier Paolo Pasolini sembrava avere tutto l’interesse a lasciare il “Popolo” nella sua dimensione primitiva e “popolare” (appunto) perché, proprio in quanto tale (e non come possibilità di Emancipazione e Trasformazione sociale) era oggetto delle sue analisi, delle sue Poesie e della sua “Pedagogia”. Se il Popolo si fosse caricato di un reale potenziale di Emancipazione, non sarebbe più stato interesse di Pasolini (o almeno del Pasolini “politologo”).
Successivamente il Dibattito (stimolato dalla discussione su Pasolini) si è spostato sul tema della Prostituzione. Anche in questo caso le posizioni dell’Assemblea sono state molteplici, come complesso ed impossibile da schematizzare in maniera univoca è l’Argomento di cui si è discusso.
Punto in comune dell’Assemblea è stato comunque l’idea che la Prostituzione, nonostante le sue “antiche” origini (pare sia sempre esistita, dalla Grecia antica passando per la Roma imperiale) non può – e non deve – essere considerata come la “normalità” in un Sistema sociale avanzato come il nostro, ma è un fenomeno che ha delle cause e, naturalmente, delle conseguenze. Le conseguenze più discusse sono state la “violenza” subita dal Corpo costretto (da necessità economiche, sociali o di altro tipo) alla Prostituzione e violato da chi ne approfitta quotidianamente (in cambio di denaro), oppure l’impossibilità di “cambiare” la propria Esistenza per chi è stato indotto alla Prostituzione (a causa del moralismo e del perbenismo piccolo-borghese non si riesce realmente ad “uscire” da una etichetta sociale). Si è parlato anche di chi sceglie liberamente di prostituirsi ma, anche se nell’opinione di qualcuno nessuno può mai “scegliere liberamente” la Prostituzione, si è convenuto fosse un fenomeno troppo marginale da analizzare in maniera sistematica.
Le differenze più evidenti, invece, si sono riscontrate tra chi proponeva (evidentemente l’area femminista) di affrontare la Prostituzione innanzitutto in maniera Repressiva, cioè “punendo” (esplicitamente con il Carcere) il “cliente” – generalmente identificato con il “Maschio” – che alimenterebbe la richiesta; e chi invece pensa che la Prostituzione debba essere affrontata “alla radice”, innanzitutto rimediando al bisogno che produce la necessità di Prostituirsi (mancanza di Denaro, di Lavoro, di una Vita dignitosa…) e, inoltre, regolamentando e controllando (aprendo le “Case chiuse” - naturalmente non nella versione prima della Legge Merlin -, ad esempio) il fenomeno per evitarne una trasformazione regressiva ulteriore che solitamente scaturisce quando si utilizzano misure repressive.
È un dato di fatto che la repressione non è un deterrente nei confronti di un fenomeno (tendenzialmente in espansione), ma semplicemente contribuisce a trasformarlo rendendolo anche più barbaro e selvaggio.





“Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. […] I ragazzi poliziotti che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) di figli di papà, avete bastonato, appartengono all’altra classe sociale. A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto) erano i poveri”
Personalmente, sono stato uno di quei pochi che forse ha capito la frase di Pasolini (seppur io non condivida tutto dell’artista). Nel contesto delle lotte studentesche, avrei preferito che studenti e poliziotti fossero assieme nella lotta contro un sistema. Il sistema invece ha messo contro queste due “masse”. In quanto comunisti, in quanto persone dalla parte di quelle persone, di quelle famiglie da cui provenivano i poliziotti, avremmo dovuto comprendere il dramma di una scelta non libera. Per la maggior parte dei casi, e accade tuttora, chi sceglie di arruolarsi è merdionale e non ha altre prospettive di lavoro. La scelta è obbligata.
Gli studenti universitari, lottavano anche per il diritto di quei “poveri” a potersi iscrivere all’Università che purtroppo, era solo prerogativa dei “figli di papà” (come ingenerosamente li ha definiti Pasolini).
La questione Prostituzione è nata nel momento in cui si è detto: Pasolini era un pedofilo perchè pagava i giovani(poveri) di borgata per avere in cambio delle prestazioni sessuali.
Ora, io personalmente non me la sento di definirlo tale. Pasolini aveva un’idea dell’omosessualità che io non condivido per nulla! Un visione mortificante ed autorepellente. La viveva con un senso di colpa esaperato. Forse era il periodo storico, forse gli pesava il fatto di essere stato cacciato dal PCI per la sua omosessualità. Credo che PPP sia andato a “marchettari”.
I marchettari sono giovani prostituti che accettano il pagamento in danaro in cambio di prestazioni sessuali. Esistono ancora oggi e spesso sono rumeni.
Rifiuto la prostituzione come “sfruttamento” da parte di terzi del corpo di una persona. Comprendo invece, quando chi si prostituisce lo fa consapevolmente, in tutta autonomia scegliendosi addirittura il cliente. Esistono casi simili di donne e uomini che vedono nella disponibilità a pagamento del sesso, come un “servizio alla collettività”, un lavoro come tutti gli altri (tant’è che esiste il sindacato delle prostitute) che da tempo si batte per poter pagare le tasse sulla propria attività e ricevere in vecchiaia la pensione per i cosiddetti “mestieri usuranti”.
Perchè non essere d’accordo con tale scelta? Viceversa, vanno combattuti i protettori, gli sfruttatori senza scrupoli di povere “schiave” del sesso e del mondo moderno. A tal proposito sarei favorevole alla riapertura delle case di tolleranza secondo il modello olandese.
La Legge Merlin è nata nel contesto in cui nelle stesse case d’appuntamento, non venivano rispettate le norme igieniche ed i controlli dovuti perchè i titolari di questi locali, volevano evitare di chiudere la loro attività. Atteggiamento orrendo che non teneva conto del rispetto delle lavoratrici del sesso (quindi del loro diritto alla salute) nè tantomeno della salute del cliente.
Credo che il modello olandese potrebbe combattere il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione e il continuo “lavorare” per strada delle stesse schiave del sesso.
…il PCI espelleva anche per “frazionismo” (come è accaduto al gruppo de “Il Manifesto”), quindi di assurdità ne ha fatte molte rispetto alla Organizzazione interna. Ma era un Partito che rappresentava il 30% della Società italiana e, di conseguenza, ne mostrava anche alcune contraddizioni “morali”.
Il punto è un altro in relazione alle posizioni di Pasolini (ed io tendo a distinguere il “Politico” dall’Artista, quest’ultimo sicuramente grandissimo). PPP è uno di quelli che non ha assolutamente capito e compreso il Movimento, tutta l’ondata di Trasformazione che quegli anni stavano portando. Ma non mi meraviglia, visto che comunque è figlio delle sue contraddizioni.
Sulle “Case chiuse” sono d’accordo con te.